Chiusure locali, divieto di sosta davanti ai locali, coprifuoco alle 23 e limitazioni per il numero di persone presenti a cerimonie e feste private: le misure presenti nel nuovo DPCM con il piano per fermare i contagi di Coronavirus
Doveva arrivare il 15 ottobre, ma con i numeri dei contagi che crescono di giorno in giorno fino a sfiorare ieri i 5500 il nuovo DPCM con ulteriori misure per evitare il diffondersi dell’epidemia di Coronavirus sarà varato prima. Nel caso di «trasmissibilità sostenuta e diffusa», cioè quella attuale «con un valore di Rt regionali prevalentemente e significativamente compresi tra Rt 1 e Rt 1.25» prevede di valutare la rimodulazione delle attività con misure più stringenti.
Ecco quali sono
Chiusure e coprifuoco
Le misure con l’RT regionale a rischio moderato potranno far scattare i lockdown locali, che possono riguardare singoli edifici ma anche quartieri e città. Attualmente le regioni che corrono questo rischio sono 5: Sicilia (1,34), Piemonte (1,33), Campania (1,31) e Basilicata (1,33). Ma è chiaro che con i numeri di ieri che segnano 983 nuovi contagi anche in Lombardia si accende la spia arancione.
Il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia paventa un’altra misura: il divieto di spostamento tra le regioni. “In questo momento non può essere escluso nulla, ma non escludere interventi non significa chiudere ma essere pronti ad ogni intervento”.
Fiorenza Sarzanini sulla Stampa spiega che una restrizione ipotizzabile per evitare il coprifuoco dei locali annunciato dal sottosegretario alla Salute Sandra Zampa potrebbe essere il divieto di sosta davanti a bar e altri esercizi:
Controlli e multe non sono finora serviti a evitare le aggregazioni di fronte a bar, ristoranti, pub tanto da trasformarsi in alcuni quartieri della movida in veri e propri assembramenti.
Nel Dpcm si sta dunque pensando di inserire una norma che vieti la sosta di fronte ai locali. Secondo questa regola si potrà entrare nelle sale o rimanere all’aperto, purché si stia seduti al tavolo e si garantisca il distanziamento tra le persone. Se non c’è posto si deve andare via. Non si potrà stare in piedi all’aperto come accade in piazze e strade soprattutto la sera. E questo vale anche peri gruppi di giovani che si riuniscono nei parchi o in altri luoghi, anche se isolati.
Ma non sono solo i locali il problema: la maggior parte dei focolai attualmente è di origine familiare. E per questo motivo le cerimonie e le feste private, spiega Repubblica, sono un rischio troppo alto. E sono in arrivo limitazioni:
Quelle che favoriscono contagi, a volte veri e propri cluster. Vietare tutte quelle programmate nei luoghi o nei locali pubblici. Consentire le cerimonie matrimoniali solo con un numero minimo di invitati, che sarà individuato nelle prossime ore. Limitare fortissimamente anche i party privati, indicando una soglia massima di presenti non superiore alle dieci unità (pur consapevoli della difficoltà di vigilare sul rispetto di quest’ultima prescrizione).
Ecco le misure chiave del nuovo dpcm che l’esecutivo — sotto la regia di Roberto Speranza e Francesco Boccia — si appresta a varare nei prossimi giorni. Una scelta dura, frutto di un’indicazione chiara dell’Istituto superiore di sanità, che ha aperto il varco alla novità: «È essenziale evitare eventi ed iniziative a rischio aggregazione in luoghi pubblici e privati».
Secondo le indicazioni del CTS riportate dalla Stampa però questa misura sarebbe forse la meno dura di molte altre che impatterebbero pesantemente nella vita quotidiana, come l’obbligo di indossare la mascherina a scuola anche quando si è seduti al banco ad esempio. Ecco lo scenario in caso di zona arancione ovvero con l’Rt tra 1,25 e 1,5, che è già una realtà in alcune regioni:
Come dire che se c’è un caso ad esempio in una scuola o un condominio, vanno tutti in quarantena. Poi si dovrebbe mantenere più di un metro di distanza gli uni dagli altri, «valutare l’interruzione di alcune attività produttive con particolari situazioni di rischio» (gli stabilimenti di macellazione per fare un esempio). E per aree ben delimitate, a livello di comune o provincia, decretare il blocco degli spostamenti oltre i confini territoriali dell’area a rischio.
Nelle scuole l’uso della mascherina sopra i sei anni anche al banco e pur mantenendo il metro di distanza scatterebbe in tutta Italia. Poi via libera ai doppi turni e alla didattica a distanza per università e scuola secondaria di secondo grado. Senza per questo escludere chiusure temporanee di interi istituti dove la situazione epidemiologica locale fosse più seria.
Il dettaglio delle misure del nuovo Dpcm ancora non c’è ma si sta ragionando su un pacchetto di interventi. Il primo è quello di chiusure localizzate “dove necessario”, ha confermato il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa, con zone rosse locali dove scatteranno dei lockdown più grandi o più piccoli a seconda dell’ampiezza dei cluster, con l’obiettivo di circoscrivere il virus. Se dopo 14 giorni la situazione sarà migliorata, verranno rimossi i divieti, altrimenti verranno prolungati ed estesi, in caso di peggioramento, alle zone circostanti.
Un’altra misura, ipotizzata dal ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, sarebbe il ritorno del divieto di spostamento tra le regioni. “In questo momento non può essere escluso nulla, ma non escludere interventi non significa chiudere ma essere pronti ad ogni intervento”, ha spiegato il ministro. Nei prossimi giorni Boccia convocherà nuovamente la cabina di regia con le Regioni proprio per fare il punto della situazione e valutare con i governatori le possibili mosse. Il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini intanto è tornato a sottolineare che in una situazione come quella attuale non c’è spazio per uno scontro istituzionale tra Roma e i territori: “Governo e Regioni devono necessariamente lavorare insieme, non vedo altra strada”.
In queste ore nel governo si fanno poi strada altre ipotesi sempre nell’ottica di evitare chiusure di interi settori e interrompere le attività lavorative ma allo stesso tempo ridurre le possibilità di contagio. La prima è quella di rafforzare lo smart working facendo in modo che tutti coloro che possono lavorare da remoto evitino di raggiungere uffici e posti di lavoro. Nell’ottica di limitare anche la circolazione, potrebbero essere prese in considerazione anche delle limitazioni ai trasporti pubblici locali. Nel Dpcm potrebbe anche esserci uno stop agli eventi di massa. Lo ha chiesto il Cts e lo ha ribadito la cabina di monitoraggio del ministero della Salute nel bollettino settimanale. Significa limitazioni per spettacoli all’aperto, manifestazioni sportive, fiere, appuntamenti che prevedono migliaia di persone ma anche feste e cerimonie private. Su una possibile riduzione degli orari dei locali si sta ancora ragionando, così come su una rimodulazione delle prescrizioni per le attività sportive, a partire dagli sport di contatto.
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