MATTEOTTI & MESSINA – Amore e politica: “…Poi verrà la vita nel nostro sogno”
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MATTEOTTI & MESSINA – Amore e politica: “…Poi verrà la vita nel nostro sogno”

– di Corrado Speziale –

A cento anni dal suo barbaro assassinio, l’uomo politico è stato ricordato a Messina con un evento straordinario nella piazzetta del villaggio che porta il suo nome. Giacomo Matteotti, arruolato in occasione della Prima guerra mondiale, per le sue idee antimilitariste fu mandato al confino nella città dello Stretto dal 1916 al 1919, lasciando importanti testimonianze, contenute specialmente nella corrispondenza con l’amatissima moglie Velia. Racconti, letture e commenti con un momento musicale finale, hanno fatto rivivere quegli anni vissuti intensamente da Matteotti nella prima Messina post terremoto, sullo sfondo di un impegno politico esemplare, in difesa dell’uguaglianza e della libertà, che il parlamentare pagò con la vita: fu rapito e ucciso dai fascisti il 10 giugno 1924.

Giacomo Matteotti, da militare, risiedette a Messina dal 1916 al 1919. Era stato mandato al confino, in quanto antimilitarista e ritenuto per questo un “violento agitatore” sul fronte di guerra. Una storia intensa, a tratti avvincente, intrisa di sentimenti umani e contenuti politici, aneddoti e riflessioni, ma purtroppo poco nota ai messinesi. Anche per questo, a cento anni dal suo barbaro assassinio per mano fascista, realtà e associazioni cittadine, Cambiamo Messina dal Basso, ANPI Sez. Comunale “Aldo Natoli” Messina, Casa del Popolo – Messina, ARB di Davide Liotta, Prc Federazione di Messina, il gruppo musicale Sicilia e Dintorni e l’associazione di giovani universitarie e universitari Decimo Sommerso, giovedì scorso hanno organizzato e condiviso un evento di carattere storico – politico, informativo e divulgativo, fatto di racconti e letture, come pochi se ne ricordano. Il tutto, con l’accoglienza e la partecipazione della gente del luogo, innanzitutto della comunità rom che da anni vive in questo lembo di zona nord cittadina, ai piedi del vasto e popoloso quartiere dell’Annunziata.

Non è stata un’usuale commemorazione, così come si è abituati ad assistere in questi casi. Il parlamentare socialista, cui l’Italia democratica deve essere eternamente grata, meritava voci ispirate e competenti, che dopo attenti studi portassero una testimonianza forte, reale, sia dell’uomo che del politico. Così, l’impegno degli storici Giuseppe Restifo e Claudio Staiti ha preso forma in un evento che ha raccolto intorno a sé tantissimi partecipanti, uniti dalla passione politica, dalla curiosità, dall’interesse di sapere e ricordare, vivendo anche momenti emozionanti, di grande intensità. Intanto, occorre rilevare l’alto contenuto simbolico del luogo scelto per l’evento: la piazzetta del villaggio Matteotti, ex villaggio Mussolini.

“È un’iniziativa particolare, sia nelle organizzazioni che l’hanno proposta, sia nel tipo di attività che la costituiscono”, ha detto Federico Alagna nell’introduzione. “Il motivo politico è voler ricordare la figura di Matteotti in maniera un po’ diversa rispetto a quello cui siamo abituati. Abbiamo deciso di intrecciare il tema dell’antifascismo con quello, anch’esso fondamentale, dell’antimilitarismo, in un momento storico della vita di Matteotti profondamente legato alla nostra città. Un secondo aspetto è la modalità dell’evento legata all’inclusività, sia nei confronti di chi ha organizzato, che del pubblico di riferimento”.  

Sotto i portici, a fianco del Commissariato di polizia, l’iniziativa di Decimo Sommerso, titolo ispirato ai Quaderni del Carcere di Gramsci: in tutte le aggregazioni c’è un decimo che impedisce ai nove di agire. Studenti e studentesse compensano questa “assenza”, leggono e commentano, riflettono sulla corrispondenza tra Matteotti e sua moglie, la poetessa Velia Titta, donna di grande spessore, durante gli anni messinesi dell’uomo politico. Sull’amore che i due vivono a distanza, sui sentimenti umani e politici che li accomunano. Abbas, un ragazzino del luogo, interviene con una domanda: “Perché hanno ucciso Matteotti?”. La riposta sarà differita a pochi metri, dove al ritorno in piazzetta, i due storici, in alternanza perfetta, con tempi teatrali, con le attrici Gabriella Cacia, Milena Bartolone ed Elvira Ghirlanda, alle quali è stata consegnata la voce di Matteotti, hanno prima narrato il periodo messinese dell’uomo politico, poi raccontato le drammatiche vicende che hanno portato al suo barbaro assassinio.

1916 – 1919. Nel corso di quasi tre anni, Matteotti a Messina fu dislocato nei vari forti, in diverse località: Campo Inglese (poi denominato Campo Italia), Forte Campone (Calvaruso), Salice, Capo Rasocolmo, Forte Cavalli (Larderia) e infine, Gazzi, arruolato come goniometrista in artiglieria. Claudio Staiti traccia, intanto, un profilo che ne rivela i valori fondamentali: “Matteotti fu un sognatore, ma anche profondamente realista, consapevole che il riscatto dei deboli si compia attraverso una strada lunga e tortuosa e che bisogna rifuggire dai facili proclami e dalle belle parole. Durante la Prima guerra mondiale, considerato un violento agitatore, fu mandato a Messina in punizione, affinché fosse tenuto sott’occhio. Per lui fu una drastica emarginazione dalla vita pubblica. Al nord – prosegue lo storico – si combatteva contro Austria e Germania, e lui, rimasto fino alla fine fedele alla causa della non belligeranza, era considerato individuo particolarmente pericoloso, perché avrebbe potuto contagiare i suoi commilitoni sulle idee pacifiste”.

Al confino di Messina, in segno d’amore e per alleviare le sue sofferenze, scrisse tante lettere all’amata moglie Velia: “L’amor nostro è così grande che anzi deve risplendere maggiormente, invece di declinare o intristirsi…”.

Nonostante il disagio del confino, Matteotti utilizzò il suo tempo. Viene da subito colpito dai colori del mare che descrive alla moglie in forma anche poetica. Trova conforto nelle gite domenicali. Alla moglie confida una traversata dello Stretto in barca a vela. Per il resto, descrive come “orribili” le sedi militari in cui alloggia. Per lui quello di Messina sarà persino un periodo creativo: si dedica a studi e lavori in campo giuridico e insegna a leggere e scrivere ai propri commilitoni analfabeti. Quanto ad amore e coraggio, è particolarmente toccante il racconto sugli incontri clandestini della domenica con Velia, negli alberghi del centro di Messina. In quel periodo verrà alla luce il loro primogenito, Carlo, chiamato Strombolicchio in ricordo di una gita alle Eolie.

“Matteotti – ha concluso Staiti – avversario della guerra, non può non rivelare la sua tristezza per la partenza di tantissimi giovani mandati a combattere e a morire al fronte. Egli si dimostra testimone di avvenimenti ai quali assiste rassegnato e disilluso”. Resterà antimilitarista fino in fondo: “A tutti i costi non avrei giurato. Possono pretendere da me un contegno esteriore, ma nemmeno l’ultimo lembo del mio pensiero o della mia coscienza”.

Il periodo di Matteotti successivo al 1920 è descritto da Giuseppe Restifo. Al centro, le sue battaglie politiche, le elezioni in Parlamento, le aggressioni e le minacce subite in quegli anni. In un clima politico infuocato, gli viene imposto il divieto di soggiorno presso la sua residenza, in Polesine. Per un atto d’amore verso la sua famiglia, le loro strade si dividono: allontana moglie e figlio in un distacco dolorosissimo. 

“Nel 1921 c’è la denuncia di Matteotti del fascismo come reazione di classe – racconta Restifo. Nel 1922 c’è la marcia su Roma. Matteotti è tra i pochi a capire subito che in Italia con quella marcia non nasce un nuovo governo, ma inizia una dittatura. Nel 1923, Matteotti con un libro denuncia le aggressioni fasciste. Eletto in Parlamento per la prima volta nel 1919, fu rieletto nel 1921 e nel 1924, periodo in cui la storia italiana assume i colori del dramma”. Il ritorno a Messina: “Nel giugno 1923 Matteotti torna in Sicilia per incontrare i compagni socialisti e riorganizzare le sezioni. A Messina ritrova i luoghi che avevano visto lui e Velia amarsi durante gli anni della guerra”.

Dopo le elezioni del 6 aprile 1924, c’è un nuovo Parlamento eletto con legge maggioritaria: “Una storia che ci riporta all’attualità”, puntualizza Restifo. Matteotti vuole mettere in discussone il merito e il metodo del voto per le circoscrizioni in cui, in un clima di odio e violenza, erano stati impediti i comizi:

Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni di maggioranza. Nessun elettore si è trovato libero di decidere con la sua volontà”.

Dopo l’ultimo discorso in Parlamento dell’esponente del Partito Socialista Unitario, la storia scivola verso quel drammatico 10 giugno. Matteotti viene rapito e ucciso. Mussolini, il 3 gennaio 1925, si assumerà la responsabilità politica, morale e storica di quanto accaduto.

La voce di Peppino Restifo è rotta dall’emozione: “Avrà per sempre, solo trentanove anni. Nello sgomento di un intero Paese, anche chi lo aveva conosciuto a Messina nei suoi tre anni di confino, prova stupore e sconcerto di fronte alla sparizione di Matteotti”.

La riflessione: “Cento anni dopo sembriamo così lontani da quel mondo ma anche così vicini”. Il villaggio Matteotti: “Durante il fascismo era stato denominato Mussolini, nome soppresso nel 1941, perché evidentemente al duce non piaceva l’intitolazione di un quartiere di baracche…” Dal 1944 si chiamò Annunziata – Matteotti. “Fu il sindaco Placido Lauricella – ricorda lo storico – nominato dall’amministrazione militare alleata, scelto in quanto leale antifascista. Tra gli assessori c’era Umberto Fiore, segretario della Camera del Lavoro”. La dedica finale di Restifo, in chiusura dell’intervento: “A chi ha sacrificato la propria vita, la cui voce parla ancora oggi a noi e alle future generazioni”.

Musica e convivialità. La serata su Matteotti e Messina per il centenario dell’uccisione del deputato socialista, si è conclusa con un momento di convivialità vissuto tra le note del gruppo di musica popolare Sicilia e Dintorni diretto da Giovanni Bombaci.

24 Luglio 2024

Autore:

redazione


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